Hub Multiverso Siena: Open Day 2015

Hub Multiverso Siena organizza la seconda edizione degli Open Day in programma mercoledì 24 giugno prossimo presso la sede di Via Massetana Romana 44.

Si tratta di un evento gratuito ed aperto a tutti e sarà l’occasione e la cornice scelta per presentare l’indagine di mercato Le strutture ricettive di Siena e il web svolta da Hub Multiverso Siena con il Patrocinio del Comune di Siena, a cui farà seguito il workshop Soluzioni innovative per promuovere il territorio senese sul web organizzato dal coworking senese.

Ulteriori dettagli sono dispobibili al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/events/1593338424268297/

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Pulire la casa con SCRUM

Un po’ di tempo fa, un sabato di maggio, ho fatto la cosa più interessante da molti mesi a questa parte.

Ho fatto le pulizie di casa.

E l’ho fatto con SCRUM.

Dovete sapere che in casa siamo una famiglia molto unita e felice. L’unico neo si ha quando arriviamo al sabato e facciamo le pulizie insieme. Di solito, bisticciamo dall’inizio alla fine.

Io e mia moglie Roberta, riordiniamo insieme la casa. i panni e facciamo i soliti lavoretti,  ma ci mettiamo molto tempo. Inoltre non siamo mai soddisfatti del risultato.

Questo da 21 anni.

Voi direte: “ma come, in 21 anni non avete trovato il modo di risolvere il problema?”. Eppure è così.

Mi sono accorto, studiando le metodologie agili, che utilizzavamo per le faccende un approccio waterfall: prima i bagni, poi spolverare tutti i mobili, poi aspirapolvere in tutta la casa, lavatrici, strofinaccio, eccetera.

Alla fine c’è sempre qualcosa che non va.

Ieri ho detto a Roberta: “Oggi facciamo le pulizie con SCRUM, e lo faremo usandolo alla lettera”.

Per fortuna mia moglie lavora in una grande azienda dove l’approccio lean è normale, e non ha reputato la mia direttiva strana o inopportuna.

Per prima cosa abbiamo definito i ruoli: lei sarebbe stata il product owner (PO) e io lo scrum master (SM). Insieme saremmo stati lo SCRUM team.

Durante la colazione abbiamo definito il product backlog (PB), sotto forma di epic story in post-it attaccati agli sportelli di cucina. Camera, Cucina, Mettere a posto i panni stirati, Mansarda, ecc…

Il team ha valutato le storie con le t-shirt size, XL, L, M e S.

Per esempio: la camera che era in disordine e aveva un sacco di vestiti e scatole da riordinare è stata valutata XL, le altre camere M, il cambio di stagione L, e i vestiti da riorganizzare L, e così via.

Abbiamo a questo punto prioritizzato le storie, tenendo conto del valore che esse portavano alla casa in termini di ordine e pulizia. Abbiamo messo in alto le storie a più alto valore e sotto quelle via via meno importanti.

Visto che c’erano delle scatole a terra e non sarebbe stato possibile pulire bene, il PO ha stabilito che in testa ci dovevano stare le due storie relative al cambio di stagione e riordino delle scatole di vestiti, entrambe valutate L.

In 10 minuti abbiamo creato il nostro PB, il che già ci aveva dato una visione completa e condivisa del lavoro. Uno dei problemi dei mariti che puliscono casa insieme alla moglie è che vanno un po’ “a rimorchio”. Intanto questo problema era superato.

Abbiamo deciso di lavorare con sprint di un’ora, e siamo passati a definire lo sprint backlog (SB).

La Kanban board del progetto.Il primo SB conteneva le due storie in testa al PB, quelle relative al riordino delle scatole a terra. Li abbiamo divisi in task più piccoli, tipo separare le scatole per tipologia, riordinare gli armadi, ecc…

Ci siamo tirati su le maniche e abbiamo cominciato il lavoro.

Dopo il primo sprint ci siamo fermati per un bicchier d’acqua e per la revisione, cioè abbiamo analizzato il prodotto. Non era andata molto bene, eravamo ben lontani da finire le due storie dello SB. La retrospettiva sul processo inoltre evidenziava che avevamo sottostimato le due storie di riordino scatole, che non erano L, ma XL.

Inoltre ci eravamo dovuti interrompere per stendere ad asciugare i panni dalle lavatrice, avremmo dovuto mettere anche questo compito nel PB.

Ok, lesson learned.

Abbiamo deciso di riprioritizzare il PB, mettendo in testa la camera grande che da XL era passata a L, perché avevamo messo in ordine molte cose,  e le camere più piccole (M), e di procedere col secondo sprint.

Stavolta è andata molto meglio. Per ogni stanza lo SB prevedeva riordino, spovero, aspirapolvere e strofinaccio. Ogni stanza finita veniva chiusa ed era perfetta.

Con grande soddisfazione del PO.

Siamo andati avanti con il terzo sprint, mansarda e bagni. Tutto liscio.

A fine mattinata eravamo stanchi ma deliziati del nostro lavoro.

Il metodo SCRUM ci ha permesso di superare le nostre solite difficoltà, per la prima volta non abbiamo litigato facendo le pulizie e, cosa più importante, la release, cioè la casa pulita e in ordine, era adeguata alle aspettative e il PO si sentiva soddisfatto, cosa che molti mariti pensano impossibile.

Anche il sabato dopo abbiamo usato SCRUM e abbiamo sistemato tra l’altro, mansarda e terrazza.

E’ vero che ci sono dei punti della casa che non abbiamo messo in ordine per mancanza di tempo, ma è anche vero che abbiamo massimizzato il valore del nostro lavoro, e abbiamo fatto delle cose che altrimenti non si fanno mai, e restano sempre come un problema irrisolto.

Inoltre ho capito molte cose su SCRUM, ho assimilato meglio gli aspetti del processo e toccato con mano i problemi che si possono incontrare.

Ora più che mai capisco che SCRUM non è un qualche tipo di teoria, è una pratica che va allenata, come le arti marziali  o gli scacchi. Se volete imparare SCRUM e siete agli inizi, va bene leggere un libro, ma vi dò un consiglio: usatelo per riordinare il garage.

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Insegnare l’informatica senza un computer.

Durante uno degli ultimi aperitivi a tema Innovazione, si è discusso del valore di insegnare l’informatica ai bambini e dei pericoli intrinsecamente correlati.

Uno dei pericoli che i partecipanti notavano era legato all’insegnamento sterile dell’uso della tecnologia anziché formare le nuove generazioni sulla capacità di risolvere i problemi e di pensiero algoritmico, tipico dell’informatica stessa.

Durante la discussione si è parlato di csunplugged, un interessantissimo progetto nato in Nuova Zelanda, in cui grazie a dei giochi si insegnava l’informatica ai bambini senza nemmeno utilizzare il computer.

La traduzione in Italiano, curata dal Prof. Renzo Davoli, è disponibile al seguente indirizzo: http://csunplugged.org/books/

csunplugged

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SiliconHills @ LambdaCon

Ieri (28/03/2015), a Bologna, si è tenuta la prima LambdaCon “The Italian conference on Functional Programming“.
La partecipazione di Silicon Hills è stata consistente: oltre a Bartosz, in veste di keynote speaker, tre aderenti alla nostra iniziativa erano tra i partecipanti, tra cui il sottoscritto.
La conferenza è stata di alto livello, sopra le migliori aspettative: oltre a dei talk veramente illuminanti la platea è stata un terreno davvero fertile per fare networking. I molti partecipanti (forse 200 persone) provenivano da tutta Italia e da diversi paesi europei e non.
La programmazione funzionale sta diventando un tema sempre più difficile da trascurare, il fatto che tante menti brillanti convengano su una iniziativa di questo tipo ne è un chiaro segnale.
Tornati a Siena abbiamo deciso di dedicare una ulteriore mailing list, in lingua inglese, dedicata al tema del coding. Ci servirà sia a coordinare gli aspetti logistici delle nostre iniziative legate ad Haskell ed alla programmazione funzionale, sia a discutere i contenuti sia a veicolare domande & risposte, materiale e link.

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“Host: Six new roles of engagement for teams, organisations, communities and movements” di Mark McKergow e Helen Bailey

Durante il Lean host_bookInnovation Fireplace del 28 Febbraio (articolo a questo link) Paolo Sammicheli ci ha presentato una nuova visione del ruolo di leader, illustrando alcuni dei concetti chiave del libro “Host: Six new roles of engagement for teams, organisations, communities and movements” di Mark McKergow e Helen Bailey (qui il link al libro su Amazon.it).

Gli autori introducono l’interessante concetto di Host Leadership, in cui la figura del leader viene ridisegnata, andando a superare lo stereotipo che spesso lo vede convergere con l’eroe, e approdando ad una definizione di leader dalle molteplici sfaccettature e che può declinarsi in diversi modi di interpretarla (i ruoli), in base alla circostanza.

Host Leadership significa inoltre che ogni membro del team, sulla base delle specifiche caratteristiche, può essere chiamato ad interpretare uno dei ruoli di leader, rendendo così la leadership stessa una responsabilità condivisa dai membri di una squadra.

Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura del sito degli autori del libro: www.hostleadership.com

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